Carissima Angy, buon sabato. Qui ha smesso di piovere, ma il sole è nascosto, ma io lo aspetto so che prima o poi spunterà fuori e potrò sentirlo. No non ti devi assolutamente giustificare, e non mi devi chiedere scusa, ci mancherebbe. Scrivere ad un condannato a morte, o ad un carcerato è una scelta che si sente nel cuore, è un atto d’amore, con ciò non voglio dire assolutamente che il tuo cuore sia arido, anzi il tuo cuore è immenso, semplicemente chi decide di fare volontariato sceglie anche chi aiutare. Io ho scelto di aiutare i condannati a morte, ed i carcerati. Sin da piccola ho sempre desiderato corrispondere con una persona rinchiusa nel braccio della morte, in quanto vidi una sera un programma dedicato ai condannati a morte. Da sempre contraria alla pena di morte, rimasi estremamente colpita dalle condizioni disumane in cui sopravvivono queste persone. Non mi piace usare il termine condannato a morte, è così privo di vita, di speranza, e di amore. Non dovrebbe mai essere usato, perché ogni persona vale più della sua peggior azione, ma talune volte purtroppo sono costretta a farlo, e tutte le volte che pronuncio quelle parole, mi arrivano tante pugnalate dritte nel cuore. Nessuno deve morire per mano dello Stato. Nessuno! E lo stesso lo provo quando vedo i carcerati qui in Italia rinchiusi in piccole celle, dormono uno sopra l’altro, perché sono sovraffollate, o fa troppo caldo, o fa troppo freddo. Le condizioni igieniche sono disastrose, sulle coperte ci sono tanti insetti, persino scarafaggi, farsi una doccia è un lusso, quando dovrebbe essere la normalità. Posso capire che per tante persone sono criminali e quindi meritano tutto ciò, ma io lo trovo disumano, perché vengono calpestati i diritti umani appunto.
E’ un inferno Angy, un inferno senza fine. Persone che muoiono dietro le sbarre per malattia, altrettanti detenuti escono dal carcere con la poco rassicurante dizione “morte da accertare”, tutti gli altri si sono tolti la vita.
Questa non è giustizia!
Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni.
Fëdor Dostoevskij, Delitto e castigo, 1866. Qui in Italia non è neanche misurabile.
Ti consiglio di leggere un libro bellissimo, l’ho letto quest’estate, Nel braccio della morte di Dale S Recinella. Ti smuove il cuore.
Domani c’è il derby. Tu sai che sono tifosa, ma in questi ultimi anni, dopo tutto quello che mi è successo sto seguendo il calcio con distacco, vorrei riuscire a risolvere almeno la mia situazione lavorativa.
Perà il derby è il derby e siccome non ne vinciamo uno da tanti anni, spero che stavolta sia la volta buona.
Ti abbraccio Angy e ti auguro una felice giornata.
Chiara