Da Marco per anonimo
Zona di Firenze

Rassegnarsi alla solitudine è un’esperienza davvero singolare. Per me, che consideravo l’amore la cosa più importante della vita, si tratta di una situazione stranissima e quasi surreale. Non è facile cambiare completamente il proprio approccio alla vita. All’inizio ti senti completamente spaesato. E’ venuto meno lo scopo della tua esistenza; è venuta meno la grande speranza… è venuto meno ciò che ti dava la forza di affrontare la giornata. E’ venuto meno il tuo centro di gravità; quello che ti faceva camminare e stare in piedi.
Eppure a tutto quanto ci si abitua. Non avrei mai pensato che la vita potesse cambiarmi in questo modo, ma a quanto pare alla fine c’è riuscita. Sono un essere umano e come tutti gli esseri umani anche io ho un mio limite di sopportazione del dolore. Una volta superata quella soglia non si può più tornare indietro. E’ come se qualcosa di fragile e prezioso si fosse spezzato per sempre. E’ impossibile rimettere assieme i cocci.
Non sono neanche particolarmente depresso. In certi giorni mi sento quasi sereno, pacificato… quello che mi spaventa è la mia perdita di interesse per la vita. Mi trascino stancamente, vado avanti per forza d’inerzia… il lavoro non lo sopporto quasi più. Ed è logico che sia così. A che scopo alzarsi la mattina alle sei e trascorrere otto ore in un ufficio se la vita non ha più niente da offrirti ? Questa mancanza di stimoli mi fa paura. Temo le sue conseguenze e ciò che può causare.

22 risposte Pagina 5 di 5

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Da Marco
zona di Firenze

Bé; almeno una cosa in comune io e Chiara ce l’abbiamo. Anche io ho un tentato suicidio alle spalle.
E’ evidente che ognuno risente delle sue esperienze personali. Io ho sofferto di depressione cronica per circa tre anni e se c’era una cosa che mi esasperava era la cosiddetta “psicologia inversa”. Quando mia madre si appellava alla mia forza di volontà e mi accusava di non sforzarmi abbastanza provavo una rabbia indicibile e mi sentivo totalmente incompreso. Era un’esperienza veramente frustrante.
Ovviamente non siamo tutti uguali e può anche darsi che con qualcuno questo metodo funzioni. Ma vi assicuro che quando si è nel pieno della depressione e si pensa soltanto a morire non è materialmente possibile dedicarsi a attività caritatevoli di nessun tipo… come fai a aiutare gli altri quando non ce la fai neanche a alzarti dal letto ?
So benissimo che aiutare gli altri giova all’autostima e facilita la guarigione, ma per compiere questo passo bisogna stare già un pochino meglio ed avere superato la fase più critica.

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Da Chiara
zona di Milano

Si lo so Marco, anche la mia mamma non capiva il mio dolore.
Credo che agisse soprattutto per autodifesa, non è facile accettare che la propria figlia, quella a cui hai donato la vita, voglia togliersela.
Mi arrabbiavo tantissimo, quando cercava in tutti i modi di evitare le mie paure, angosce e dolori.
Lei mi stava accanto, ma senza proferire parola.
Povera mamma piangeva di nascosto.
Ma cosa potevo fare io?
Un saluto…
…Chiara…

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