Questo stillicidio di disperazione, frustrazione che trasuda dalle decine di messaggi,è solo una effimera consolazione che si prova nel constatare la triste diffusione della solitudine. Purtroppo, aldilà di facili frasi rassicuranti, di inviti alla reazione, di consigli, per chi vive la frustrante condizione dell’isolamento e la buia prospettiva di un orizzonte sempre più lontano, la realtà cruda e straziante prevale sull’illusoria e vana attesa di un cambiamento.Per mia esperienza (ho 32 anni di cui 11 trascorsi nella progressiva segregazione)pìù il tempo passa, maggiore è la difficoltà di uscirne. Dopo anni è praticamente impossibile. Sì perchè si perde completamente cognizione della realtà,il mondo si modella secondo il nostro “status”,si logora la psiche, si sfascia l’autostima, si generano fobie ed ossessioni, si sgretola l’ adattabiltà sociale, si è deprivati di quel bagaglio di esperienze (affettive-sentimentali-fisiche) come se un adulto volesse affrontare l’università avendo a malapena conseguito la scuola elementare. I casi sono due; i tipi di reazione di fronte a questa prolungata ed intensa condizione di isolamento non potranno alla fine essere che due:il primo è soccombere (ovvero darsi alla morte o impazzire, diventare alcolizzato o drogato);oppure rassegnarsi e dominare la propria esistenza, trasformando la propria situazione di disagio verso la gente in disprezzo e repulsione verso la stessa. E’desolante e scabro, ma realistico. Non ci sono vie d’uscita.Nessuna speranza, nessun miraggio.
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per fortuna non siamo tutti come te!
quindi visto che tu non sei morto hai sicuramente trasformato il tuo stato di disagio prendendotela con le altre persone… e cosa ne ricavi??nulla! perchè continui a star male!butta fuori il nero dentro di te per iniziare a vivere a colori.
io sono all’inizio del percorso. al bivio tra disperazione ed abulia. vorrei dannatamente prendere la srada dell’anedonia, dell’indifferenza, del ripiegamento, ma non riesco. il senso di fallimento e disperazione (due anni ormai x una storia amore senza futuro in cui ho messo tutta me stessa e che ora – seppur ancora in corso – mi fa vedere, in tutta la sua nuda chiarezza, quanto dall’altra parte MAI ci sia stato amore, MAI alcun vero sentimento e x una situazione di mobbing lavorativo causata da varie circostanze sfavorevoli in cui nessuno ce l’ha con me, ma mi trovo dopo anni di lavoro e di senso di appartenenza e di utilità, relegata in un angolo a far NULLA, in prigione senza scopo e senza utilità). Mic dimmi, come sei riuscito a scegliere la strada che meno dolore arrecava al tuo cuore. come? ho provato ad andare da uno psichiatra, ho provato ad autoconvincermi che ce la potevo fare senza di lui, che del lavoro non mi importava, che contava solo mia figlia. eppure neanche la sua presena riesce a darmi la forza. sento il vuoto, il fallimento, la mia stupidità nell’aver dato tutto a qualcuno, nell’aver creduto, nel non essere ancora in grado di tagliare. riesco a stare più tempo con lei – certo non faccio più straordinari – ma non so più cos’è un sorriso. tu lo sai? riesci ancora a sorridere? io non ce la faccio più a reggere tutto questo dolore. ti supplico: dammi la ricetta per l’indifferenza. se non devo aver gioie, almeno che riesca a tenere a bada la disperazione. per lei, la mia bambina
Cara Alysa, da un sito di dediche e sfoghi, uno quantomeno si aspetterebbe un po’ di comprensione(seppur da sconosciuti, e magari con frasi scontate e banali).Ma la polemica questa no;è alquanto singolare devo dire. Ti posso assicurare che non sono un mostro, nè l’uomo delle caverne. Ma come ben saprai, come si verifica nel mondo animale, un soggetto tenuto in cattività per un lungo periodo, finisce per snaturare la sua indole, sviluppando una reazione al disagio, che si manifesta generalmente anche con alterazioni del comportamento.Se non hai sperimentato sulla tua pelle che cosa sia la vera solitudine, io ti rispondo con una locuzione dei saggi antichi latini:primum vivere deinde philosophari”. Io, comunque,è vero, non sono ancora morto. Per ora.
x BARBARA
Avevo deciso di non comporre più repliche, ma il malinconico messaggio di Barbara mi ha colpito molto.
Vedi, io,come avrai capito, non ho la capacità di fornire risposte efficaci, ma posso solo raccontare, senza filtri estetici, l’esperienza del mio percorso. Ti confesso che anch’io sono ricorso alla medicina psichiatrica, per via dei disturbi d’ansia che hanno intaccato la mia salute. Anch’io sto subendo una sorte di “mobbing atipico”,forse perchè molti colleghi e dirigenti fraintendono la mia riservatezza con insolenza.
Purtroppo non viviamo nel periodo dell’Antica Grecia, dove scuole di pensiero sapevano indicare la strada per raggiungere quello stato d’animo distaccato dalle passioni (come tu auspichi).
Io ti incoraggio vivamente a pensare al bene di tua figlia che è incolpevole, cosicchè da una, non siate in due ad essere trascinate nell’abisso. Getta invece nella “spazzatura dei ricordi” chi ti ha tradito.
Il mio personale aforisma è:”se non c’è niente o nessuno per cui valga la pena di vivere, non c’è neanche niente o nessuno per cui valga la pena di morire”.
stabilizzatori d’umore: trovo inquietante pensare che chimicamente si possano comandare le emozioni. e mi chiedo se questo tipo di farmaci siano solo sedativi dell’anima che cerchino di preservarne la rottura, senza in realtà curarla. la solitudine accompagnata ad un senso di inadeguatezza.quello che più mi pesa è la constatazione di non riuscire più a sorridere davvero. sì, trovo goia in mia figlia: ma non è la mia gioia è la sua. la vita dei figli è loro e non dei genitori. credo che un genitore, per quanto stia male e si senta solo, non debba cercare se stesso nel figlio. si rischia di instillare in questa creatura incolpevole il senso di colpa verso il genitore. mi spiego: il genitore infelice cerca di appropriarsi della vita del figlio per rigenerarsi in lui ed il figlio si sente in colpa per l’infelicità del genitore e l’incapacità di renderlo felice. ne deriverebbe un rapporto morboso che degenererebbe una volta che il figlio entra nell’età adulta e tenda naturalmente a staccarsi dal genitore. perciò ti dico che per quanto io possa cercare “la vita” e “la gioia” in mia figlia, non posso riversare tutto su di lei. le farei solo del male. la solitudine è mia. solo mia. io credo nella condivisione che porta alla comprensione ed alla solidarietà, ma la solitudine resta più forte o più debole a seconda che si incontrino o meno sul proprio percorso anime con la stessa permeabilità all’emozione, positiva o negativa che sia. vedi, io credo ancora in tutti quei valori come l’amore, l’amicizia, la famiglia, etc. solo che mi sembra di non poterci arrivare. per colpa, per sfortuna, chissà. in questi 2 anni mi sembra di aver perso il senso della realtà e di vivere una vita che non è la mia. cerco di pensare al passato e non ricordo quasi nulla. navigo senza sapere dov’è il nord e dov’è il sud, cercando di non fare sciocchezze perchè ho un dovere Alto verso la mia bambina. ma sulla zattera sono sola. la solitudine secca la mia pianta
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