È trascorsa una settimana.
Una lunga settimana col tuo numero, che hai voluto darmi, sul comodino sopra la quarta di un tascabile comprato per pochi spiccioli.
Lo chiamo o non lo chiamo? This is the question.
Citando l’amleto di Shakespeare.
Anche se era già salvato nel telefonino. Ricordi? “Ginevra” me l’ha dato.
Erano anni che “Ginevra” voleva farci incontrare, alla fine c’è riuscita, ma credo che tu lo sappia non è una novità.
Mi diceva sempre “ti devo far conoscere questo mio amico”
Non è mica vero che non ho mai pianto per nessuno. Una persona c’è riuscita, sì lo so, sono molto razionale, forse troppo. Ed estremamente permalosa. Sentire le tue etichette mi ha fatto ricredere.
Sai? Per me sei come gli altri, se non avessi sbottato tu saresti andato dritto così come hai fatto su quell’altro argomento.
Non ci vuole un QI grezzo elevato per capire se una persona vuole veramente conoscerti, non si può leggere nel pensiero, però i gesti involontari non dovrebbero aiutare a capire cosa sta pensando il mio interlocutore di me?
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