È inevitabile, tranne eccezioni, non essere coinvolti dagl’altri nell’età dell’infanzia e dell’adolescenza, rattristarsi per loro.
Però la tristezza riguarda il male proprio, e se gl’altri possono rattristarci è perchè può accadere di vedere il loro male come male proprio.
La presa di coscienza e la libertà da questo in genere avviene in un età più matura, dopo essersi rialzati da una caduta.
In più parti della realtà è vero che elementi non comuni ad un insieme lo influenzino per delle analogie.
Noi ci rattristiamo non mentre siamo malvagi ma quando ce ne pentiamo, perchè è il male proprio che riguarda direttamente una persona.
La tristezza per il male altrui si ha nella misericordia, la tristezza per il bene altrui si ha invece nell’invidia.
Un suo aggravarsi è l’abbattimento o ansietà del nostro animo, che ci impedisce la via di fuga per cui è detta angustia.
Se poi la tristezza è così grave da impedire le operazioni della nostra anima si ha l’accidia, la quale toglie la voce, che è il moto esterno dell’anima che più esprime ciò che una persona ha nel cuore, la bocca infatti parla dalla pienezza del cuore.
Questo è comune anche agli animali secondo Aristotele, per cui capiamo quanto è importante la libertà di esprimere il proprio pensiero, ma anche quanto è grave impedire ad una persona di parlare.
Ciò che ha contraddistinto e formato la dittatura è l’impedimento alla voce delle diversità.
Quindi la tristezza può arrivare ad impedire di fuggire il male ed anche togliere la voce, per questo dobbiamo evitare di fantasticare e rimanere nella realtà senza farci condizionare dagl’altri.
Infatti è meglio ricevere dagl’altri il male che da noi stessi.
Una risposta ricevuta
Ringrazia Claudio per quella foto dal cellulare, mi raccomando.
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