Da Massimiliano per anonimo
Zona di Lecce

Perchè la gente pensa di avere bisogno di qualcosa?
C’è solo un forte bisogno d’amore, non chiedete prestiti alle Banche, non volete essere liberi?
Allora perchè volete diventare debitori?
L’uomo era stato creato libero poi è diventato impiegato e se rimane tale diventa servo.
Anche lo Stato è un azienda quindi i cittadini sono impiegati.
Spendono i loro guadagni maggiormente in tasse, inflazione ed interessi.
Ognuno di noi ha una personalità, quella dello Stato è di emettere moneta dal nulla, invece al suo posto lo fa la Banca.
Quando la Banca emette i soldi per lo Stato li paga il Ministero del Tesoro, cioè i cittadini contribuenti, come il gioco del Monopoli.
Senza i finanziamenti non ci sarebbero neanche le guerre, allora è meglio non investire per non avere guerre.
La rinuncia alla ricchezza è pace dell’anima, meglio la carità che il commercio, è la prima virtù cristiana, è l’amore.
La banconota oggi vale domani no, è una ricevuta, meglio i lingotti d’oro, ma dove è finito l’oro?
Senza l’oro molti registi avrebbero avuto difficoltà a girare i film western, i magnifici sette, lo chiamavano trinità…
c’è qualcosa da mangiare? Se aspetti ti do un piatto di fagioli!-vi ricordate il West?

14 risposte Pagina 3 di 3

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Da Massimiliano
zona di Lecce

Il Vangelo tiene conto di salvare le anime, il confronto è tra il cammello e la cruna di un ago, per opposizione tra grandezza e piccolezza.
Questo per indicare l’impossibilità di un ricco a salvarsi presso gli uomini, ma non presso Dio che è onnipotente!
In Marco 10, 24-25 c’è questa frase di Gesù, ma il Vangelo di Marco fu scritto in Greco, Egli tenne conto solo di ciò che udì da San Pietro.
In greco cammello si dice càmelos mentre grossa corda càmilos.
L’originale di questo vangelo è il greco e parla di càmelos, nelle note non si fa nessun riferimento a codici che portino la variante di càmilos.
Per questo il biblista Giuseppe Ricciotti scrive:”Sono infondate le inrpretazioni del nome greco di cammello (càmelos) sia stato scambiato con il nome di una grossa fune (càmilos) oppure che con l’appellativo cruna di un ago si designasse una ignota porticina delle mura di Gerusalemme stretta ed aguzza.Gesù parla di un vero cammello e di una vera cruna d’ago, come più tardi nel Talmud si parlerà di rabbini che a forza di sottigliezze facevano passare un elefante attraverso una cruna dado” (vita di Gesù Cristo pag.532-533).
M.J. Langrange dice che le parole del Maestro sono così forti da equivalere ad una reale impossibilità ed osserva:”Cosa c’è di più grosso di un cammello e di più fino della cruna di un ago per la quale non si può far passare il filo se non da chi ha una buona vista? I discepoli guardandosi tra di loro non osarono interrogare ma sussurrarono:”e chi allora si potrà salvare?”” (L’Evangelo di Gesù Cristo pagina 393).
Per il carattere iperbolico del discorso del Signore della grandezza rispetto la piccolezza non si può cambiare cammello con grossa corda.

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Da Anonimo

La frase è scritta in tre vangeli canonici cioè:

Matteo (apostolo)19:24 lingua originale aramaico
E ripeto: è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio.
Marco (discepolo)10:25 lingua originale greco koinè
È più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio.
Luca (discepolo)18:25 lingua originale greco koinè
Perché è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio.

Il famoso detto di Gesù sul cammello (in greco kàmelon) che avrebbe più possibilità di passare per la cruna di un ago piuttosto che un ricco di entrare nel regno di Dio (cfr. Mc 10, 25 e paralleli) ha sempre impressionato i lettori dei Vangeli. È vero che si conoscono alcune trascrizioni del testo greco con la parola di uguale pronuncia kàmilon, che significa “fune”, “gomena”, tuttavia la gura iperbolica, seppur attenuata, rimarrebbe valida.(Bibbia online)

E’ probabile che molti dei testi sacri giunti oggi fino a noi siano stati manipolati nel corso del tempo. […] inavvertitamente con errori compiuti durante trascrizioni, copie e traduzioni che sono state fatte a mano.
Un esempio classico è la famosa parabola che recita: “E’ più facile che un cammello passi nella cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei Cieli”. In realtà pare che San Gerolamo, l’autore della vulgata editio della Bibbia, traducendo dal greco al latino abbia interpretato la parola kamelos come cammello, mentre l’esatto significato sarebbe “grossa fune usata per l’attracco delle navi”. Ecco che in quest’ultimo caso il senso della parabola diviene più chiaro.(kuthumadierks).

Uno dei più famosi problemi di traduzione si trova in Matteo 19, 24, i cui paralleli sinottici sono Marco 10, 25 e Luca 18, 25. Il passo contiene il noto aforisma di Gesù: “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei Cieli”. In aramaico la parola gamla significa sia “cammello”, sia “grossa fune”. (Pag 143 E voi chi dite che io sia? Di Adriano Stagnaro)

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Da Anonimo

….. Gli disse Gesù: “Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi”. Udito questo, il giovane se ne andò triste; poiché aveva molte ricchezze.

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Da Massimiliano
zona di Lecce

Quando si questiona così tanto c’è di mezzo il demonio, nella fede tutto è semplice, non si sta attenti allo scritto ma a quello che il Signore voleva dire.
Per quanto si spieghi non si crederà mai perchè uno che si scervella così cerca ben altro che la fede.
Marco non guardava la grammatica ma ciò che intese da Pietro che aveva vissuto con Gesù.
Il vangelo di Matteo fu scritto all’inizio in aramaico e poi tradotto in greco, come poi i testi vennero tradotti in latino ed in tutte le lingue, ma è ciò che salva l’anima, il senso che intendeva il Signore, che solo nella fede e con l’ispirazione dello Spirito si comprende non con la grammatica.
Stare attenti ai particolari insistere così tanto non è scienza divina ma umana.
Non solo ai soldi ma a tutto bisogna rinunciare a ciò che i dieci comandamenti dicono di rinunciare.
Ma è un discorso d’amore non di fare questioni per chi sa quali obiettivi.
Bisogna essere agnelli non lupi.

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