L’esperienza insegna in genere diciamo, ma pare che non sempre, perchè noi vogliamo una cosa tante volte e tendiamo solo a questa ma senza che rimanga in noi.
Noi infatti abbiamo due appetiti uno intellettivo che è la volontà e l’altro sensitivo che è la sensualità.
Nell’intellettivo c’è quiete, perchè rimane ciò che si è conosciuto, mentre la sensualità è un moto dell’appetente verso la cosa appetibile.
A volte per Sineddoche si dice uomo una sua parte:e specialmente l’anima che ne è la parte più importante.
San Paolo dice:”Conosco un uomo e non dice invece conosco il rapimento di un uomo.”
Perchè lo racconta quattordici anni dopo, non sapendo se la sua anima fosse rimasta nel corpo, per cui Sant’Agostino [De Gen.ad litt.12, 5] dopo una lunga disquisizione conclude:”Rimane forse da pensare che l’Apostolo abbia ignorato se la sua anima fosse nel corpo, quando fu rapito al terzo cielo, come è nel corpo l’anima quando il corpo ha la vita, sia in chi è sveglio, sia in chi dorme, sia in chi è astratto dai sensi nell’estasi;oppure se fosse uscita completamente dal corpo in modo che questo giacesse morto.”
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