Da Marco per anonimo

Caro papà,
so che ti ho chiesto molto, troppo. Avrei voluto essere più forte, costruire una famiglia e cose del genere ma la maggior parte del tempo se n’è andata tra il pianoforte e la lotta per non farmi travolgere dai miei pensieri negativi. Me ne vado prima di diventare un niente, uno da imboccare, prendere sotto braccio e portare al sole. Questo, Balla, te lo risparmio. Ti mando questa cassetta con 3 brani: uno mio che suono apposta per te, e gli altri sono un pezzo di karbark e una canzone di miriam keba in swahili.
Il mio pezzo si chiama “how far can you fly”, una domanda che mi sono fatto tutta la vita: quanto si può andare lontano, cosa ci impedisce di volare?
Il linguaggio della musica è uno con quello dell’anima, le parole ci ingannano con i loro significati, mentre la musica è libera, può volare in paradiso, scendere all’inferno o rimanere a galleggiare nel limbo, e io amo quei musicisti che cantano scrivono e suonano ogni nota come se fosse l’ultima…

Tratto dal film “Piano, solo”

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